Se la morte
fosse un vivere quieto,
un bel lasciarsi andare,
un'acqua purissima e delicata
o deliberazione di un ventre,
io mi sarei già uccisa.
Ma poichè la morte è muraglia,
dolore, ostinazione violenta,
io magicamente resisto.
Che tu mi copra di insulti,
di pedate, di baci, di abbandoni,
che tu mi lasci e poi ritorni
senza un perchè
o senza variare di senso
nel largo delle mie ginocchia,
a me non importa
perchè tu mi fai vivere,
perchè mi ripari da quel gorgo
di inaudita dolcezza,
da quel miele tumefatto
e impreciso
che è la morte di ogni poeta.
Alda merini
Succede che a volte ci si schiude.
Succede.
succede che esce quel pò di anima e si ammette a se stessi cose che stavano lì, in ordine in un guscio messo da parte, nascosto.
Forse è la stanchezza, si forse è quella.
Forse è la capacità di far finta di niente che si logora a furia di essere usata.
Il più delle volte quando mi accade questo fuggo.
Non importa dove, vado via, vado via e richiudo la serratura a più mandate.
Torno come nuova ma in realtà più vecchia di almeno 10 anni.
Io ho un'anima che si è invecchiata a furia di negarle ossigeno.
Ma va bene, va sempre bene, deve sempre andare bene.
Inutile cercare qualcosa che serva a dare un motivo alla mia confusione.
Mi hanno detto che sono 11 mesi che ho Giove contro, che il mio segno è un reduce
(come se non me ne fossi accorta di essere reduce, come se il cielo potesse saperlo meglio di me).
Come se non bastasse.
E in effetti non basta.
- 1.
Sono arrivata a - 1.
Quasi incredula, incredibilmente stanca, non cinica ed impermeabile come avrei voluto.
Non cattiva come desideravo diventare.
La domanda che mi pongo è : ed ora cosa ci sarà?
Cosa ci sarà dopo quella data non troppo lontana?
Le date, siam fissati noi con le date, con i giorni, con gli inizi e con le fini.
Le diete si iniziano di lunedì. a Capodanno si deve fare qualcosa di figo altrimenti non si è nessuno, a Natale la famiglia è unita intorno ad un tavolo anche se per il resto dell'anno neanche si parla.
(si uccide di silenzi).
Le date.
Se volessi scrivere una bella frase potrei dire che dopo il 5 Novembre ci sarà la vita,
Sarà pure una bella frase, ma è una grande stronzata, come ciò che è scritto in tutte le belle frasi
(se solo le analizzassimo)
La vita è ora, in questo momento:
sono le mie mani che battono veloci sulla tastiera scrivendo anche errori dei quali mi accorgerò dopo, quando dovrò tornare indietro per cancellarli
(questi si, si possono cancellare e riscrivere, come se nulla fosse)
(errori segreti, errori che solo io so)
la vita è la sigaretta nel posacenere che ora è fumata dall'aria aspettando che io faccia l'ultimo tiro,
che io la finisca per poi spegnerla.
La vita è il libro di storia contemporanea che ho alla mia destra, che più guardo e meno voglia ho di aprire, la vita è la consapevolezza che finito di scrivere questi pensieri il mio senso del dovere arriverà e farà si che quel libro io lo apra, lo sottolinei, lo capisca e lo impari, talmente bene che nessuna domanda potrà prendermi di sorpresa.
No, dopo non ci sarà la vita.
Dopo ci saranno cose minuscole di cui ora mi accorgo ma che lì per lì diverranno semplice routine.
Ci sarà più forza, non ci sarà più un punto interrogativo alla fine di ogni giornata, non ci saranno più spese di fondotinta per coprire le occhiaie o di bioscalin
(meraviglioso placebo)
per evitare che i capelli si diradino.
Ci sarà un nuovo taglio, gli occhi saranno più aperti, e forse, torneranno ad essere grigi
(tornerò a vederli grigi)
Ci saranno chiusure forti, conti da pareggiare, ponti da tagliare perchè dall'altra parte, mi son resa conto, che non c'è nulla.
Ci sarà da dire quello che ho da dire e che non ho detto perchè per dire ci vuole energia.
Ed io, per un pò, proprio non ne ho avuta.
E poi sarà come se prima non ci fosse stato tutto quello che c'è stato.
Per una volta lo cancellerò come faccio con gli errori "di distrazione".
In fondo è nato tutto da un mio errore di distrazione, infondo per un attimo mi sono distratta e mi sono dimenticata di me.
Capita.
E davvero, ora che è tutto finito
(o sta per finire)
continuo a credere che sia stato giusto così.
Che ero in debito di realtà, che la realtà si sia incazzata e mi abbia trascinato nel suo vortice con violenza.
Si dice che ci si rende conto quanto una persona sia importante solo nel momento in cui la stai per perdere.
Anche questa è una gran cazzata.
Sì, in linea di massima lo è.
Se una persona è importante lo è sempre, se una persona è importante non la perdi di vista un attimo, non puoi, non ci riesci.
Si chiama attenzione.
Io non ho capito di essere importante per me nel momento in cui stavo per perdermi, semplicemente, io per me non sono mai stata importante fino a quando, egoisticamente, ho capito che tutto quello che volevo, senza di me, non lo avrei potuto avere.
La base su cui costruire sogni, progetti, speranze, la base stessa delle immagini che mi passano nella mente quando mi incanto fissando un punto e pensando ad un mondo.
Ero io.
Sono io.
Senza di me nulla che mi riguarda o mi riguarderò potrà accadere, ora sembra banale, ora è tutto banale, ma capirlo è stata una guerra.
Una guerra contro di me che volevo andarmene a tutti i costi.
Volevo andarmene e sperare.
Volevo che la mia vita fosse un ossimoro.
Volevo una vita senza di me.
Credo che il contrario dell'odio non sia l'amore, credo che l'odio non sia l'altra faccia della medaglia.
Io amo immensamente, e odio immensamente.
Non sono sentimenti contrari, sono sentimenti distanti.
Il contrario dell'amore è la paura e ciò non vuol dire che se si ha paura non si possa amare, ma vuol dire che se si ha paura si ama più la paura dell'amore stesso.
Se si ha paura non si sa amare.
E per quanto riguarda l'altra faccia della medaglia, beh, nell'odio non può essere altro che l'odio.
Nell'amore è la rabbia.
La rabbia di non riuscire a far capire, la rabbia di vedere qualcuno che si ama che si fa del male e non poter fare nulla, la rabbia di non poter prestare, anche solo per un attimo, alla persona che si ama i propri occhi per fargli vedere, in realtà, chi è.
Quanto è.
La rabbia è dover rinunciare, quando dal centro dell'anima fino alla pelle tutto il tuo essere non vorrebbe.
Dovere.
Come si fa?
Si cambiamo le prospettive, i progetti, l'idea di quel che sarà.
Quello che prima era un progetto diventa un sogno, un immagine imprendibile.
Si cambiano le prospettive, si vivono le giornate, si lavora per nuovi obiettivi ed una volta raggiunti si tirano fuori gli altri, quelli confezionati per l'occasione.
Si arriva la sera a casa stanchi, magari contenti dopo essere stati a lavoro, aver fatto imparare il latino e qualche nota ad una bambina svogliata, e aver nuotato per un'ora nella speranza di riappropriarsi del proprio corpo.
Si arriva a casa, esausti e contenti.
Magari si va cena dalla vicina, si va a vedere un buon film, si legge un buon libro e si chiacchiera con esso.
Ma sottolineata l'ultima frase che ricorda te e che dice "sono così bella che sono deforme" capita che si piange.
E si convive con la consapevolezza che in letti diversi, su cuscini diversi, in città diverse, in notti diverse, e, un giorno, con affianco persone diverse, raggomitolata in un angolo, piangerò.
Per un minuto, o forse un'ora, o più.
Le persone non si sostituiscono, colpa della loro unicità e di qualche battito accellerato che al cuore fa solo del bene.
Le persone non si sostituiscono con qualcosa di meglio o di peggio che comunque sarà difettato perchè diverso
(il difetto è solo quello: non avere ciò che si vuole. Il resto è caratteristica)
E Faber dice che "è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati" ma io non credo sia così.
Non l'ho mai creduto.
Credo che sarebbe stato meglio non sentire mai quelle mani, quel respiro, quell'odore, quelle idee, credo che sarebbe stato meglio non vedere mai quegli occhi, quei gesti, quelle passioni.
Sarebbe stato meglio non averli che rimpiangere ogni giorno di aver fatto tutto il possibile per perderli.
Che capire ogni giorno che è quello che vorrei, per poi rimettere tutto tra i sogni e voltarmi verso i progetti.
Aprire quel cassetto che mi sta antipatico, tirare fuori quella cartellina con sopra l'etichetta "futuro" che è stata visibilmente staccata da qualche altra parte.
Sarebbe stato meglio.
Anche se ogni giorno mi vien da sorridere e dire grazie solo ripensadoci.
Infondo anche le previsioni del tempo non ci prendono mai.
Sono stanca
(di cosa?)
(di desiderare).
Sono stanca di desiderare.
Sì, proprio io che ho sempre creduto che la felicità si nascondesse proprio lì, tra ciò che si desidera.
Sono stanca di desiderare perchè poi è tutto diverso, perchè la realtà arriva ed è quasi uguale a come la volevi:
l'odore di nuovo di una casa appena ristrutturata, una scrivania piccola ma già piena di pacchetti vuoti di Camel Silver, di stabilo boss colorati che puntualmente dimentico aperti e di post it catarifrangenti con sopra frasi e appunti presi in fretta.
Quasi.
Il quasi è una parola mediocre.
Il quasi è una parola che presuppone la mancanza di qualcosa.
Ho sempre diffidato da chi dice "non posso vivere senza di te", ho sempre creduto a chi dice "con te sto meglio".
E forse "il meglio" è il desiderio, "il meglio" è quel piccolo scalino che divide la serenità dalla felicità.
Se c'è il "quasi" non c'è "il meglio".
Forse in realtà sono solo stanca i pensare che va "quasi" tutto bene.
E di girare la testa dall'altra parte perchè c'è sempre qualcosa che non mi va di vedere.
C'è sempre qualche mio guasto nucleare da oliare o addirittura aggiustare.
E domande alle quali non voglio venga data una risposta.
E' meglio così.
E' quasi meglio così.
- 2 al termine.
Al termine di una lunga storia che è iniziata più o meno un anno fa.
Al termine di una paura che non scemerà tra 2 ma che si fa sempre meno opprimente.
- 2 a una piccola rinascita
(mia, che mai mi son sentita nata)
- 2 alla fine di un tempo scandito in gocce in giorni ovattati nel bianco e verde di una camera, in pensieri brutti affogati tra le parole di un libro.
Non mi mancherà questo tempo
(è uno dei tanti tempi della mia vita che non mi mancherà mai)
(le cose che mancano son quelle che contano).
Le cose che mancano son quelle che contano, si.
(son quelle che si possono contare, che manchi tutto è un'apparenza che inganna).
Non lo so quando l'ho capito ma l'ho capito:
i tasti bianchi e neri di un piano se non li accarezzo per un pò cambiano suono come se fossero arrabbiati, finchè non mi perdonano;
questa pagina bianca sulla quele sto scrivendo frasi è tra le cose più importanti e serie che io conosca;
ci sono un paio di occhi blu per i quali vale la pena restare in piedi e sorridere
(se non ci fosse il resto quelli saprebbero bastare)
(quello che sa mancare sa anche bastare).
Se ci sono stati giorni in cui anche il respiro mi sembrava imperfetto era perchè mi sentivo sola.
Era perchè io stessa mi ero abbandonata.
Cacciare più volte l'idea di essere una vittima ha fatto si che quell'idea si stancasse di perseguitarmi.
Io credo che doveva accadere perchè era giusto così.
Perchè un pò me lo son meritato e perchè se non fosse accaduto non avrei mai vinto.
Se non fosse accaduto non avrei mai vinto.
Cosa , io non lo so, lo guarderò arrivare.
Ma ho vinto.
Londra-Palermo-Parigi ed ora Roma che sta sempre stretta
(che è da un pò che sta sempre stretta).
Sono contenta che sia settembre, sono contenta che un nuovo anno stia iniziando,
non ho aspettative
(ho imparato a non averne più)
ma sto aspettando qualcosa
(io aspetto sempre qualcosa, ci sono parti di me, miei pensieri e pezzi della mia vita che sono perenni passeggeri in attesa di un autobus che tarda ad arrivare).
L'altro giorno in un libro
(in uno dei mondi in cui mi rifugio)
ho letto questa frase:
"nella musica c'è una chiave per innamorarsi del mondo"
per anni l'ho pensato, per un certo periodo l'ho scordato e poi, beh, e poi mi è stato ricordato e dimostrato.
Avrei voluto scriverla io quella frase aggiungendo che nella vita si può incontrare una persona che è come la musica.
Una persona che ha in se la chiave per farti innamorare del tuo mondo.
La serratura ce l'abbiamo noi, da qualche parte.
A me è successo.
Io sono stata fortunata.
Ci ho messo un pò a ritrovare la mia serratura, era nascosta dietro erbaccia informe
(l'avevo dimenticata li)
l'ho ritrovata arruginita ma la chiave ha funzionato.
Ora sto rimettendo a posto il mio mondo con una cura che non ho mai avuto, c'è dentro tanto casino e troppa polvere.
Pensavo di doverlo fare perchè è l'unico mondo che ho.
Lo sto facendo perchè non ho mai smesso di volergli bene.
Io sono stata fortunata.
(grazie)
Non sono per le mezze misure.
Non ho dormito stanotte, avevo paura di perdere l'aereo e poi, beh e poi c'erano i pensieri.
Non sono capace di dormire un pò
(non sono capace di fare "un pò di nulla)
(o faccio o non faccio)
(o tutto o niente)
(tra i miei guasti nucleari c'è anche questo)
E' stato strano, arrivata all'aeroporto avevo voglia di scrivere ma ora non so descrivere a vuol dire stare letteralmente a due passi e dover andare dall'altra parte.
Non so realmente spiegare che vuol dire dare le spalle a ciò che vorresti abbracciare.
Sono arrivata a casa di Giovanni stanca, stanchissima, gli ho detto di andare al mare col suo ragazzo.
Avevo bisogno di stare sola.
Ho dormito, ho dormito sei ore e ora che mi sono svegliata sto cercando di combattere questo caldo infernale per racimolare qualche brandello di forza alzarmi e passeggiare.
E andare.
Vorrei andare a Monreale: a Londra una ragazza mi ha detto che è uno dei luoghi più belli del mondo.
In questi due anni belli quanto complessi
(colpa sempre mia e dei miei guasti nucleari)
sarò scesa in Sicilia 10 volte, eppure Monreale non l'ho mai vista.
La Cattedrale
(nome altisonante).
Non so se credo nel bene oramai, e non so dove l'ho già scritto
(se qui o su una delle tante mail nelle quali mi spoglio delle mie ritrovate spine)
Non so dove ho scritto che nel bene io non ci credo perchè dopo il "ti voglio bene" si può aggiungere un però ma dopo il "ti amo" no.
E' vietato.
Vietato come quella direzione.
Reagire.
Sono incazzata
(con me)
e ferita
(da me).
Tra un pò, quando le cose
(il mio male)
si risolveranno
(saprà di non poter più tornare)
(come finalmente ho voglia che sia)
sarò anche una sopravvissuta.
Tra un pò avrò in mano le tre uniche vere carte che possono rendere migliore una persona
(rabbia)
(ferita)
(sopravvivenza)
tra un pò
(fortunatamente)
non avrò più scuse.