Visto da qui è tutto diverso.
Vorrei mettere su un dvd e poter rivedere quello che ricordo per capire se è falsato.
E se lo è magari poi guardo
(starò attenta lo giuro)
e tutto passerà.
E scrivo parole come se facessero parte di una canzone, ma manca la musica.
La parte più difficile da creare.
Una testo senza la musica questa sono io, ed è pur vero che i testi presi da soli a volte sono pura poesia.
Bastano a se stessi.
Eppure ora come ora il verbo bastare mi riporta solo alla sua esclamazione
(basta!!!)
Il punto che non c'è niente di falsato, il punto è che è tutto solo diverso.
Ma diverso certamente non ne è il significato.
E più male di tutto fa lasciare andare.
Insieme ad altro.
Che sta in un cassetto.
E mi manca l'idea di poterlo aprire.
In questa serata che non va.
In questa vita che da qualche parte deve andare.
Mi manca.
'Fanculo ai miei guasti nucleari.
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MissDolcenera alle ore 19:27 |
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guasti nucleari
Mi mancherà l'estate, ci pensavo stasera
forse perchè un mio amico mi ha chiesto di raggiungerlo a Ponza,
(ma poi chissene frega di Ponza)
forse perchè l'estate c'è e non la sento perchè non posso sentire il sole,
forse perchè la bellezza di Roma viene resa lucente dalla pioggia quanto squagliata dal sole di quello che sarà un agosto caldo e mediterraneo.
Mi mancherà l'estate, si, mi mancherà il pensiero di una partenza.
Chiudere le luce di una casa e di una vita per aprire quella di un'altra casa e di un'altra vita.
Lasciare in stand by la realtà.
(senza sentirsi strani, infondo lo fanno tutti)
(forse mi manca l'estate perchè evito di farmi mancare altro, di dire che mi manca altro che dell'estate riesce ad essere più importante, come del sole)
Mi hanno detto che mentre prima mi difendevo con le bugie ora mi difendo con "altro"
(sembrare intoccabile sempre e comunque io che quando mi giro, se mi si guarda bene, ho due o tre pugnali infilati nella schiena, intoccabile, vorrei esserlo davvero)
allontanare sempre e comunque per paura di far male.
Ancora spinosa e tagliente in ogni angolo.
Eppure vorrei davvero che "altro" non ci fosse.
Che mi si possa toccare senza farsi male, senza essere scacciati.
Vorrei credere di meritare.
O forse vorrei meritare.
No, non è l'estate che mi manca.
Son solo mesi, è solo sole.
Solo sole.
Ho visto di più.
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MissDolcenera alle ore 23:34 |
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guasti nucleari
Pensando e me in questo periodo mi viene continuamente in mente la canzone di Daniele Silvestri
"idiota".
E' da un pò che succede, direi quasi una vita, in realtà.
E' che, ecco non so neanche io cos'è.
E' che stavo male e non mi sono divertita
(si, sicuramente è anche questo)
è che stavo tanto male adesso da ritrovarmi qui, così, con la voglia di rinchiudermi in una bottiglia come se fossi un messaggio, con la voglia di lanciarmi nel mare e poi se qualcuno mi trova, bene, altrimenti meglio per lui.
E' che neanche so come spiegarmi e come dimostrare e come mostrarmi se non per quella che sono
(finalmente)
con le mie parti fallate che incomincio ad accettare chiedendo scusa a me stessa per i miei errori che sono la prima a non perdonarmi
(ma come posso pretendere che lo facciano gli altri?)
sono così con le mie malinconie, la mia ironia con le paure che non si possono capire se non si vive in me.
Ed essere felice e stare bene mi piacerebbe, ma sarei più idiota di ciò che sono se in questo momento fossi felice e spensierata.
(la donzelletta che vien dalla campagna la lascio fare a chi ne è capace, io in sul calar del sole scrivo, in sul calar del sole ascolto De Andrè e Dylan, in sul calar del sole a volte piango, a me in sul calar del sole scatta in testa la paura di non arrivare a domani)
e mi combatto a vado avanti ed indietro cercando di non fermarmi perchè non posso.
Non posso.
E ti amo perchè non sei un sottinteso
(proprio come i sorrisi)
E ti amo perchè mentre stavo scrivendo di te qualcuno a cantato così
"Ma le più lunghe passeggiate
le più bianche nevicate e le parole che ti scrivo
non so dove l'ho comprate
di sicuro le ho cercate senza nessuna fretta
perché l'argento sai si beve
ma l'oro si aspetta"
e sei oro,
(come le nostre lunghe passeggiate, come la bianche nevicate, come quello che sento)
oro.
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MissDolcenera alle ore 13:54 |
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guasti nucleari
Mi avevano detto di non scrivere per un pò.
E l'ho fatto.
Ho cercato anche di non guardare perchè se non posso scrivere è inutile che guardi.
Non so perchè me l'abbiamo detto, dovrò arrivarci io attraversando uno di quei sentieri bui che se facesse parte di una favola potrebbe essere il bosco nel quale si incontra il lupo cattivo.
8ma il lupo cattivo non fa paura, a me stessa faccio molta più paura io)
Ora posso scrivere, è passata una settimana e questo nervosismo che mi abbraccia incurante del mio fastidio nei suoi confronti forse ora si staccherà.
Andrà via.
Scrivere per me è come fumare una sigaretta, mi rilassa ma non fa meno male.
Fa male nell'immediato e non a lungo termine.
Ma fa male.
Spalmare un pò di anima su un foglio bianco vedersi trasformata in parole e vedere descritte le fragilità che si rinchiudono in questa prigione che è la mia testa.
Sì, fa male.
Ho scritto solo frasi questa settimana sul mio moleskine, le ho scritte perchè ho girato in lungo ed in largo e farlo ad occhi chiusi non ha senso.
Guardavo e scrivevo un abbozzo di qualcosa.
Pensieri illogici.
Che poi il pensiero e la logica sono contrari.
Non capisco chi parla di un pensiero logico
(ossimoro).
Ho una foto sul cellulare scattata da un autobus a piazzale Flaminio che ritrae la scia di due aerei che si sono incrociate formando una x.
Guardo spesso il cielo, per questo l'ho notata.
Guardare il cielo mentre qualcosa mi porta in giro e liberatorio.
Guardare sempre avanti a volte stanca, come girarsi
(dovrei smetterla di farlo e smetterò, un giorno, ora il tempo per me non conta, non deve contare)
Ho scritto sul moleskine dopo aver visto quello scorcio di cielo
"per farti capire quanto ti amo sarei anche in grado di disegnare una x nel cielo di Roma".
Siamo sempre li, quando vedo qualcosa di fantastico la mente va dove è giusto che vada.
(dal fantastico al meraviglioso)
(sinonimi)
Perchè poi possiamo inventarci quello che vogliamo, ma se la mente d'istinto va da qualche parte.
E' perchè è giusto che sia.
La ragione è solo la prigione delle fragilità nella speranza che si lascino morire.
E a volte li per comodità mettiamo pure sogni e progetti.
La ragione è la nostra protezione dal mondo.
(bisogna sempre sperare che il mondo trovi il modo di entrare, comunque)
Che poi ogni tanto mi sento una persona particolare ma alla fine è semplicissimo capirmi.
Basta capire che per me le cose piccole sono immense e quelle grandi inesistenti.
Basta capire che per me ci sono luoghi, cuori e mete alle quali se non posso arrivare per prima preferisco non arrivare per niente.
Che poi un albero senza radici ben piantate alla fine cresce.
Fragile e succube dei venti.
Ma cresce.
(basta capirlo)
(ne sono la prova)
(cresco, devo solo imparare a danzare nel vento)
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MissDolcenera alle ore 14:10 |
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guasti nucleari
Sono mesi che convivo con una voglia di andare e con una vocina nella testa che mi dice
"cretina, te lo meriti, hai sbagliato, e ora che pretendi"
la vocina ogni tanto riesco a smorzarla ascoltando qualche canzone dall'Ipod ad alto volume, ma quella voglia di andare via, no, non se ne va mai.
E oggi me ne sono andata, mi sono trascinata via perchè affianco a me ho visto materializzarsi la mia più grande paura
(una tra le più grandi)
(e mi sento ora meschina, orribile e cattiva)
la mia paura era lì affianco a me nel corpo di qualcuno che non c'entrava nulla.
Non ho resistito, non ce l'ho fatta.
Ora sto qui, con le ossa doloranti, ed ovviamente non è qui che voglio stare
(non è neanche qui che voglio stare)
e un pò che è così, è un pò che come mi siedo voglio rialzarmi e forse è per questo che ora leggo più di prima, viaggio, nei racconti che ho tra le mani.
E ho sempre quel peso
(altro coinquilino del mio essere)
ho una brutta sensazione che mi perseguita o è solo quella consapevolezza che in certi giorni non i va di far entrare e che bussa sul mio petto.
Forse è peggio sapere che voler fare e non poterlo fare piuttosto che non sapere cosa voler fare.
Io lo so quello che voglio
(fare)
so come vorrei che fosse la mia vita, lo so, lo so perfettamente.
Potrei descriverlo in ogni particolare come vorrei che fossero le mie giornate, potrei anche descrivere l'odore che vorrei sentire la mattina,
potrei descrivere cosa vorrei che ci fosse sul mio comodino oltre al telefono.
Io so come è fatta la felicità, e so come è fatta anche la serenità.
Lo so perchè me le immagino, sono in quello che voglio, chiaro, ora per ora, minuto per minuto.
So che la felicità non è dentro di noi
(anche se un miliardo di libri vengono venduti con il titolo che dice il contrario)
ma se così non fosse, se la felicità fosse veramente interna come un organo allora donatemela, per un giorno.
La verità è che la felicità è una risposta, la felicità è un si e sta fuori.
Se la felicità fosse dentro non avrebbe senso fare nulla, basterebbe stare immobili
(una massa di autisti)
vorrei solo poter dire quel si e suonarlo.
Vorrei poter scrivere quello che voglio in ogni più piccolo frammento e per un giorno, solo uno vedere che quello che voglio si avvera.
Un giorno, per provare il provato ed il non provato.
Vorrei vedere il mio nome su un libro in una vetrina rossa, vorrei vederlo esposta e sfiorato come sfioro io i nomi degli altri.
Vorrei che il sinonimo del mio nome fosse amore, almeno
(solo, chissà del resto della gente a me che cazzo mi frega)
per una persona, almeno per un altro giorno.
Non mi servirebbe altro.
Libera dalle balle scoppiate.
E magari, solo per un giorno, i coinquilini del mio essere se ne andrebbero al mare.
Almeno per un giorno.
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MissDolcenera alle ore 21:07 |
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commenti (1)Categoria:
guasti nucleari
In un paese antico
sotto un campanile
mentre aprile
ti consegna alla pelle
il primo sole
Apro il mio moleskine e leggo
"solo la violenza che rompe la routine può creare bellezza. Roma, 3 Giugno 2009 ore 8,12"
mi è venuta così, stamattina, mentre andavo all'Università.
o dentro una stazione
mentre tra la folla
osservi le persone
cercare una destinazione
Ero sul tram è ho pensato che mi piaceva quel rumore, quel rumore che rompeva la quotidianità delle persone che giorno dopo giorno vanno a lavoro
(stesso ufficio, stessi colleghi)
ho pensato che non era certo un rumore dolce, ho pensato che è quello che entra con violenza nella vita, proprio quello, è la bellezza.
sei nel centro
ed ogni cosa sembra ti stia intorno
sei davanti
e tutto il resto è soltanto sfondo
Perchè qualcosa sia in grado si rompere qualcos'altro di certo non può entrare lentamente, di certo non può agire dolcemente.
La lentezza e la dolcezza ti danno il tempo di capire che c'è un'infiltrazione, ti danno il tempo di fermarla, di evitare di vivere quella spaccatura che cambia la forma delle giornate
(che le rende più belle, solo che noi ancora non lo sappiamo)
sei l'unica cosa che è a colori
mentre il resto è in bianco e nero
l'unica cosa che rimane a fuoco
quando sono senza occhiali
Nel mercato dell'usato
la domenica mattina
mentre ad una ad una
sfogli vite
nei vestiti altrui
Routine, è noiosa solo la parola, è noioso solo il suo suono in musica potrebbe essere un fa bemolle
ma la noia spesso è anche sinonimo di calma, di quiete, di un qualcosa che se smosso può portare verso qualcos'altro che non è uguale a se stesso.
o sotto un temporale
guardandoti ballare
a braccia aperte ad occhi chiusi
sorridendo al tuo destino
L'incognita
(sinonimo di stupore).
quell'uragano rumoroso ed inaspettato che cambia l'ordine delle cose, che fa uscire dalla linea retta.
Quella è la bellezza,
sei nel centro
ed ogni cosa sembra ti stia intorno
sei davanti
e tutto il resto è soltanto sfondo
quella che quando guardi quel caos pensi che non è altro che la posizione giusta delle cose, ma non te n'eri mai accorto prima
(per questo dico che la bellezza sei tu)
(l'ho capito oggi, su un tram verde)
(un rumore assordante dopo il quale tutto è un pò diverso, tutto trova il suo senso)
(e lascia a bocca aperta, e lasci senza fiato)
(e tutto il resto è soltanto sfondo)
sei l'unica cosa che è a colori
mentre il resto è in bianco e nero
l'unica cosa che rimane a fuoco
quando sono senza occhiali
Scritto da:
MissDolcenera alle ore 21:52 |
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commenti (2)Categoria:
guasti nucleari
Tempo fa avevo scritto un libro
(che ci crediate o meno)
ora il file che lo contiene sta in una pennetta
(eromoltopiùubriacadivoi.docx)
ogni tanto lo riapro e comincio a leggere la dedica, le prime frasi, ogni capitolo che inizia con una frammento di una canzone
(in air...)
(nell'Ipod...)
anche ora che ho gli occhi stanchi per colpa di una giornata fitta di studio, sto qui a riguardarlo a rileggere parole che son state scritte ormai più di due anni fa.
Riguardo la dedica e riguardo
(con la mente, con gli occhi veri che sono dentro e che sanno guardare dentro gli altri)
certi passi e la cosa emozionante è che il tempo è andato avanti, ed anche io, nel mio modo barcollante su tacchi 10
(son meno tagliente, ho meno spigoli perchè la verità che è quando vedi che tra le persone ferite c'è il bene più grande, beh, ti limi)
sono andata avanti, lentamente girandomi un pò troppo, ogni giorno
(come faccio anche oggi quando gli altri non mi notano, mi fermo e mi giro perchè mi mancano cose che son rimaste dietro)
ho camminato lentamente, alcuni passi son stati impercettibili, poi ho preso il via
(verso dove devo ancora capirlo)
fino ad arrivare qui, e domani sarà un altro passo, e dopodomani un altro ancora con un istinto che mi porta proprio li, dove non dovrei andare, con una ragione che fa lo stesso.
Perchè io son così vado dove non devo andare ed il motivo è solo uno ma lo trattengo tra le scapole, lì dove credo che ci sia l'anima.
Tempo fa scrissi io
(lo rileggo ora)
"il ricordo è un ritrattista cieco"
si, forse è vero, forse il tempo tende a spolverare a corrodere le parti brutte del ricordo soprattutto nella testa di chi, come me, è portatrice sana di quella malinconia leggera
(e puttana)
che Vecchioni canta, forse è così, forse anche le montagne che sembrano così belle viste ora nelle forme che le intemperie hanno regalato loro, prima erano ammassi regolare di roccia
(brutti come solo la regolarità e la perfezione possono essere)
forse però qualche ricordo è dipinto da un ritrattista che quella scena l'ha vista e che la ricorda perfettamente
e che ora ci veda o no, non cambia.
Lui sa quello che ha visto.
Io lo so quello che ho visto e minimizzare è come bestemmiare,
come dire che la fine del cielo l'ho vista,
come dire che i sentimenti non si possono toccare.
Io li ho toccati,
che ora li veda o meno,
li sento.
Comunque.
E sono cosa mia.
E stanno tra le scapole.
Dall'anima è difficile uscire.
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MissDolcenera alle ore 21:46 |
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commenti (1)Categoria:
guasti nucleari
La consapevolezza.
Parola strana.
Sapere perfettamente che, saperlo, esserne certi al di la di tutto, delle voci che ci circondano
(che poi alla fine appizziamo le orecchie solo con quelle che ci interessano, le altre scivolano in un "ma no").
Consapevolezza.
Che poi sono due le frasi che si muovoni nella testa, prese in prestito forse da qualche canzone o da qualche libro
(non me lo ricordo)
"hai fatto il massino ed il massimo non è bastato"
"sei fallata".
(la seconda credo sia mia, credo)
ci sono frasi che puoi indossare in un momento, o in una stagione e sono come abiti cuciti a pelle, su misura.
(ci sono persone che puoi indossare allo stesso modo ma non durano una stagione, quelle diventano pelle, ma è un'altra storia, un'altra consapevole storia)
ci sono frasi che ti descrivono fino al midollo, che ti fotografano, che ti catturano l'anima che in quel momento la vita ti ha imposto di portare più di mille parole.
(Un curriculum vitae super light, che dice tutto, anche quello che non ti va di dire).
E' che sono sempre arrabbiata, è che cerco di far scivolare le cose
(ed in gran parte ci sto anche riuscendo, è che metto su un pò di spocchia e vado avanti, ma poi, ma poi fa male)
e sono arrabbiata perchè ora sono consapevole, e questo magone, questo "ovosodo" diventato gigante grazie a radiazioni esterne non lo sopporto più.
Eppure mi è costano tempo, soldi, lacrime.
Forse l'"Ovosodo" di quel film divertente e malinconico era la consapevolezza.
E non bastano litri di coca light o di acqua per mandarlo giù, non ci va giù, non ci va più.
E mi mancano milioni di cose infinitamente piccole e forse per questo invisibili agli altri, piccole, rare, lucenti come i diamanti ma tanto più preziose.
E poi magari i giorni trascorrono senza ed alcuni vanno bene, altri peggio, altri male.
Ma vanno, vanno comunque.
Tra veleni che circolano nel sangue.
Rimpianti talmente grandi e colorati da poterci dipingere un palazzo.
(e sarebbe bello, perchè ciò che rimpiango bello lo è e lo è sempre stato, non sa essere altrimenti)
Che poi come al solito tutto passa, perchè lo si vuole far passare, perchè ho la mia tabella di marcia, la mia agenda è piena di impegni tanto quanto è piena di punti interrogativi che si perdono tra le altre parole, che solo io so vedere.
Che poi una cosa che non concepisco è la cattiveria.
(ma questo non c'entra niente è una radiazione che ingrandisce quell'"Ovosodo")
che poi forse non è anche rabbia, è solo invidia, ecco.
Per un nome strano e sconosciuto.
Per un niente mischiato al nulla.
Per la consapevolezza che si sente a suo agio dentro di me.
Vorrei sentirmici io.
Vorrei continuare a far sentire a proprio agio altro.
(quell'altro che è sinonimo di un particolare, si quello li, quello che fa la differenza)
Scritto da:
MissDolcenera alle ore 19:17 |
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commenti (1)Categoria:
guasti nucleari
Aspettami.
Era questa la parola con la quale iniziava il mio primo post, scritto mesi fa su questo spazio.
Forse ci torno dopo, o forse no, forse lo farò una volta spento il computer con la mente, senza le parola.
Tornerò ad accarezzare quell'aspettami.
In principio fu Andrina
(mentre scrivo questa frase mi viene da ridere)
un nomignolo che è diventato poi un nick.
Andrina nelle sua direzione ostinata e contraria, Andrina la cazzara, Andrina che molte volte era felice.
Andrina l'ho amato questo soprannome prima di scoprire in quest'ultimo anno che non dovevo amarlo, che non era del tutto mio.
Ho scoperto questo e moltissime altre cose tra i silenzi, le valanghe di parole e le lacrime stoppate da "come è possibile".
Già, non lo so.
Io non lo so come sia possibile dimenticare, rimuovere intere giornate, intere frasi e gesti nettissimi che hanno portato a cicatrici ben visibili.
Non lo so ma possibile lo è, io l'ho fatto, io non lo sapevo, io non ricordavo.
E' la nostra mente che vuole proteggerci probabilmente.
Forse la mente è come una brocca e l'acqua sono i ricordi che vengono messi la dentro, finchè qualcosa cosa l'amore non gli da una bella scossa e tutto cade in mille pezzi, e accadono i guai
(piacere, eccomi, il guaio)
perchè non si può pretendere di andare avanti, di progettare quel che sarà se il passato è sottovuoto in qualche angolo di noi.
Irrisolto.
Perchè magari ora fa schifo che ritornino alla mente certe immagini ma magari è meglio così perchè il nemico ora io lo conosco e bene e tutto.
Son tornata da Andrina perchè "ilmionometà" che poi è Sandra che poi è quella che sono è stato inaspettatamente chiuso e avevo bisogno di scrivere le mie pagine le mie "backpages" perchè mai più niente deve rimanere dentro e marcire.
Perchè il brutto va buttato fuori ed il bello va raccontato, anche se le parole sono niente in confronto.
(e sono niente anche se scrivo "meraviglia" con quel suono agrodolce che potrebbe descrivere tutto ma quel tutto è talmente tanto che non ha aggettivi)
Sono tornata qui perchè pensavo di aver chiuso anche questa parte di me, Miss Dolcenera non era altro che Andrina che stava lentamente guarendo, quella che sarebbe tornata Sandra col suo mezzo nome ed i suoi guasti nucleari in perenne manutenzione.
Invece no, invece questa pagina non era finita in un luogo invisibile del web, era qui, disponibile.
E allora trasloco, di nuovo, perchè di là mi son arrivati messaggi orrendi, perchè di là io non ci voglio stare, perchè Andrina in quella direzione ci va ma a testa alta e con il coraggio di guardare negli occhi e parlare, e non di abbassarli e mentire.
Si, ad Andrina sono arrivati messaggi orribili che toccato una parte di lei intoccabile e poco importa se tutto sia vero o meno, se quello che ci sia scritto è reale, o meno.
Quella parte non si tocca, quella parte è interna sta nel cuore e comunque vada e qualsiasi cosa sarà
(e "sarà" è un parolone perchè devo ancora avere la garanzia di esserci)
ci sono cose di me che un nome ignoto non può toccare, che nessuno può toccare è una delle poche cose al mondo che non permetto di fare.
Perchè so io quello che ho dentro anche se non lo gestire, è in me, è un pezzetto di quello che sono ora che vivrà con me, ovunque vado.
(Anche se devo imparare a farne a meno, in qualche strano modo che il mondo non ha ancora inventato.9
(amputare un pezzetto di cuore)
E sa farmi sentire meno sola
E questo per ora deve bastare perchè ci sono delle garanzie che devo trovare per me, che non ho.
Non posso promettere nulla da qui ad un tempo che non sia domani.
Non lo posso fare.
Mentirei ancora.
(che poi non so perchè dovrei fare promesse se non perchè avrei una voglia matta di farne, profumano di futuro, ed il futuro ha un buon odore)
(e sembra che tutto ciò non abbia un senso ma invece ce l'ha)
vorrei promettere e mantenere.
Ora che lo so fare.